“La vostra carta di fedeltà è come un cappotto di Cachemire

Durante le feste ho rivisto il film che cito nel titolo, film leggero e divertente (I love shopping, tratto dal libro di Sophie  Kinsella) che proprio con questa frase mi ha portato alla mente alcuni appunti presi nel tempo sul perché fare la spesa è diventato sinonimo di carte fedeltà. Tutti i centri commerciali, i negozi in franchising e persino alcuni alimentari hanno una scintillante carta fedeltà per accumulare punti, più spendi più guadagni (in premi o servizi)…semplice no?!

Ma perchè un negozio ha bisogno di una fidelity card?

L’adozione di una carta fedeltà consente di fidelizzare i clienti, e a sua volta di incrementare i profitti. Purtroppo non ricordo su quale sito ho letto ( e con dati dimostrati) che un esercizio commerciale in media perde circa la metà dei suoi clienti ogni 5 anni!!!fidelity_card

Per evitarlo l’azienda (o il semplice negozio sotto casa) destina una minima parte del fatturato alla fidelizzazione del cliente, per mezzo dei punti e a differenza di uno sconto praticato all’acquisto, i punti“obbligano” il cliente a tornare più volte per essere accumulati e infine utilizzati…Un bel guadagno quindi!

Tra l’altro se apro il mio portafoglio (il cosiddetto porta credit card, che nel mio caso porta solo la poste pay e tutte le fidelity :) ) trovo ben 15 carte tra cui Feltrinelli, Lufthansa, Coop (l’unica carta pagamento, ma ha una logica associativa) Mediaworld, e molte altre…e tutte di settori merceologici differenti.

Se vi state chiedendo se le uso realmente, ebbene sì le uso tutte, ma proprio TUTTE :) .

Una ricerca effettuata da TNS Infratest  da un quadro generale della situazione. Il 55% degli intervistati ne possiede almeno una. Il 57% dei possessori apprezza maggiormente una carta quando questa fa ottenere degli sconti sulla spesa, mentre il 46% ne apprezza le offerte speciali e, a pari merito, le raccolte punti per ricevere dei regali. Un dato interessante è che il 47% tenda a frequentare sempre lo stesso punto vendita di cui ha la card. Potenza della loyalty card? E’ probabile. In ultimo, la propensione di chi ha una carta fedeltà (il 19%) ad averne altre di diverse tipologie (supermercato, benzina, articoli sportivi,…) contro il 9% dei non possessori, che confermano la loro scarsa sensibilità a queste forme promozionali.

Dunque, per più della metà degli italiani le loyalty card sono uno strumento indispensabile di fidelizzazione e di acquisizione, secondo una logica di semplice convenienza. E qui si apre il tema dei contenuti e dei vantaggi delle carte più innovative…ma lo affrontiamo prossimamente!

sonia

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Perché serve un consulente Google Analytics

La domanda “perché un consulente di GA?” si presenta più volte, sotto varie forme.
L’aiuto – sebbene sparpagliato in vari luoghi online – è comunque un’ottima fonte di aiuti preziosi (una su tutte il blog di Marco Cilia interamente dedicato proprio a Google Analytics).

Nonostante ciò, a volte c’è bisogno di una consulenza più specifica e puntuale.
Ed eccone elencati i motivi principali:

  • vuoi una persona con un “titolo”: essere certificato Google Analytics Invidual Qualification non significa sapere tutto di GA ed essere in grado di rispondere a qualsiasi richiesta. Però è un esame, presuppone un po’ di studio e un investimento in denaro, per quanto piccolo esso sia. Sicuramente una persona certificata crede fortemente nello strumento e può fornirti una consulenza di un certo tipo.
  • alcune cose sono troppo difficili per te: Google Analytics è uno strumento magnifico, con pochi click e un copia-incolla si è in grado di avere già molti report. Ma quando le cose si complicano – specialmente con l’introduzione di alcune recenti novità come lo script asincrono o il tracciamento dei siti mobile – potresti avere bisogno di qualcuno che vada oltre la semplice ricerca di una soluzione online.
  • non hai il tempo di seguire tutte le novità: si fatica a stare dietro a tutti gli annunci che il team di Google Analytics fa o ai cambiamenti dell’interfaccia dei report. Di conseguenza per le persone che GA lo usano e basta è ancora più complesso stare aggiornati. Un consulente può sempre darti una visione sulle ultime novità e magari mostrarti una strada più semplice o più vantaggiosa che tu non avevi considerato semplicemente perché non sapevi esistesse. Il consulente non sta otto ore al giorno con la faccia su GA, ma ogni giorno legge decine e decine di cose sullo strumento, trucchi, soluzioni, post, forum…
  • ti serve un lavoro costante nel tempo: potresti aver bisogno di un tipo di lavoro che porta via troppo tempo a un tuo dipendente, o che nessuno è in grado di fare, o che richiede una conoscenza specifica di GA. Potrebbero essere delle analisi dettagliate, oppure conferme a sospetti e intuizioni, potrebbero essere report specifici costanti nel tempo o analisi costanti sulla situazione e le modifiche apportate al sito.
  • hai fretta: è leggittimo; alcune volte implementare una soluzione nuova richiede test, controllare i risultati, capire se qualcosa non va e perché, fare correzioni. Sebbene non possa darti garanzia totale che questo con un consulente non accada, è più facile che qualcuno che maneggia Google Analytics intensivamente abbia già affrontato un problema simile e possa quindi darti una soluzione “cucinata”.

[Fonte: Google Analytics in 30 secondi, di Marco Cilia]

*Carlo*

Nuova campagna pubblicitaria di Microsoft

Microsof ha lanciato una nuova campagna pubblicitaria con lo scopo di convincere gli utenti ad abbandonare Internet Explorer 6.

L’obiettivo è quello di far capire all’utente che l’installazione di Internet Explorer 8 renderebbe la navigazione più veloce, facile e sicura.

Per chi volesse scaricare l’aggiornamento ecco il link: http://www.microsoft.com/italy/windows/internet-explorer/default.aspx
Cari svilippatori web forse il vostro incubo sta per finire!!!

Ecco il video!

Eleo

Più tempo alla progettazione

E’ un concetto ormai vecchio e stravecchio ma comunque ancora difficile da applicare: ogni progetto dovrebbe avere più tempo per la progettazione. Tempo per analizzare le specifiche, disegnare wireframe e flussi di navigazione, studiare i comportamenti degli utenti. Eppure spesso i clienti già dai primi incontri ti chiedono subito “quando vedremo il sito on line?”….

E’ chiaro quindi che la prima persona da sensibilizzare alla fase di progettazione è il cliente che va coinvolto a dare feed-back subito su ogni output del processo. In questa fase il cliente va stimolato ed aiutato a capire che questa fase è fondamentale e determinerà il successo del prodotto, e non è  un buco nero che porterà dopo un tot di giorni ad avere magicamente il sito on line, esattamente come ce lo si immaginava.

Per fare questo però ci vuole un po’ di tempo che deve essere considerato nei preventivi, un po’ più di tempo che può farci risparmiare modifiche strutturali in fase di sviluppo o lunghe diatribe con il cliente per stabilire cosa è change request e cosa no, andando inevitabilmente a logorare il rapporto e a mettere in forse future collaborazioni.

“Customer collaboration over contract negotiation” – Agile Manifesto

WMC per CAP a Port&ShippingTech

WMC ha realizzato per CAP un pannello di “notevoli dimensioni” (ben 3 metri per 1) in concomitanza di Port&ShippingTech, importante fiera internazionale sull’innovazione tecnologica per lo sviluppo del sistema portuale e dello shipping.

Il pannello richiesto da CAP doveva, con uno stile d’illustrazione vettoriale, catturare  l’attenzione dell’utente che passeggiava in fiera, racontando tutte le soluzioni realizzate da CAP nei campi logistica, shipping e trasporti intermodali.
Ogni box spiegava la soluzione per mezzo di icone molto semplici e una breve spiegazione.

E infine per “tirarcela” un pochino, il nostro pannello è stata ampiamente ripreso dal TG regionale nel servizio dedicato alla fiera! :)


pannello_port_shipping2

Sonia

sonja-skype1

Linkedin e Twitter cinguettano insieme

Dopo Facebook con Flickr, Flickr con Twitter, ecco che anche il social network professionale Linkedin ha annunciato una partnership con Twitter, il sistema di micro blogging.

Il sistema consentirà di inserire il proprio status su LinkedIn e di postarlo simultaneamente come messaggio su Twitter e viceversa, estendendo le possibilità di interazione ai contatti di entrambi i sistemi.

La procedura è molto semplice, basta autorizzare sull’account di Linkedin, il collegamento a Twitter e i 2 social saranno messi in relazione. Su Twitter sarà possibile decidere se postare tutti i propri tweet anche su LinkedIn, oppure utilizzare il comando “#in” per sincronizzare manualmente singoli tweet (come selezionato  nell’ultimo radio button).

account

Mentre per attivare i tweet da Linkedin, basterà spuntare il box presente sotto alla finestra dello status update:

network

Le novità da poco introdotte potrebbero consentire:

  • a LinkedIn di estendere ulteriormente il proprio bacino di utenti sfruttando la crescente fama di Twitter
  • ai tweet di veicolare maggiori quantità di traffico verso il social network.

Inoltre la recente integrazione dei messaggi pubblicati su Twitter in alcuni motori di ricerca come Bing  e Google, potrebbe aumentare ulteriormente la possibilità di essere scovati su LinkedIn e magari anche di ricevere proposte o richieste per un potenziale impiego.

Sonia

sonja-skype1

Otto Hofmann – la poetica Bauhaus a Genova

logohofmann_homedefA Palazzo Ducale (nel cuore della nostra città) una mostra dedicata  ai 90 anni dalla nascita del Bauhaus con un’ampia retrospettiva su Otto Hofamann iniziata poco più di un mese fa e che finirà il 14 febbraio prossimo.
Mostra ma non solo, vi saranno incontri, seminari e lezioni sullo “stile Bauhaus“.
Bauhaus è l’abbreviazione di Staatliches Bauhaus, una scuola di arte e architettura della Germania fondata da Walter Gropius nel 1919, che diventa punto di riferimento per tutto il movimento d’innovazione nel campo del design e dell’architettura conosciuto come razionalismo, “architettura moderna”.
Il Bauhaus propone infatti una rinnovata arte del costruire; la scuola vuole innestare lo spirito vitale, creativo, liberatorio dell’arte nel quotidiano. I più affermati artisti di questo stile furono Kandinskij e Paul Klee.
Ho deciso di scrivere di questa mostra per una frase inserita all’interno del depliant informativo, eccola:

Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo,
e spesso è madre dei nostri sentimenti [...]
L’arte è eternamente libera
.”
Vasilij Kandinskij
Lo spirituale dell’arte, 1911

E il mondo del web come si pone di fronte a questa frase?
Le bozze, la creazione di un sito non sono forse una piccola forma d’arte “libera”?

Francy

Le “linguette”

Quante volte vi sarà capitato di avere problemi di “spazio” nel progettare la grafica per una pagina web?
Troppi elementi da inserire, ma tutti di egual importanza da essere subito visualizzati e raggiunti al primo click del mouse in uno spazio ridottissimo.
La soluzione è semplice ed è sempre stata sotto i nostri occhi da molto tempo.
I “tab”, un tempo solo uno stile grafico per rappresentare un bottone di un menù di navigazione, oggi la soluzione per inserire più elementi all’interno della stessa pagina.

Grazie alle evoluzioni e sperimentazioni continue, possiamo trovare la “linguetta” giusta per svariati utilizzi.

Alcuni esempi:

Inoltre, grazie all’utilizzo dei frame work di JavaScript come jQuery, MooTools, Prototype, possiamo sbizzarrirci nei più svariati effetti grafici.

Alcuni esempi:

  • dimensioni dei box di contenuto fissi o variabili
  • effetti di fade in e fade out
  • effetti di zoom
  • effetti sui background
  • effetti sui bordi
  • effetti di comparsa da parti differenti dello schermo
  • effetti di scorrimento

avatar_ski

 

 

 

Gio

Bing vs Google

Ho letto con grande interesse l’articolo di novembre di wired su Bing, il motore di ricerca sviluppato da Lorenzo Thione e recentemente acquistato da Microsoft.
L’articolo come sempre è entusiasmante e racconta una di quelle storie americane che in Italia non potranno mai avere luogo. Lorenzo, brillante e meritevole immigrato italiano formatosi alla scuola di Palo Alto, cerca finanziatori per sviluppare un’idea che potenzialmente potrebbe battere il motore di ricerca di Google e ne trova uno che elargisce i primi 2 milioni e mezzo per dare seguito al progetto.
Qualche anno dopo l’idea iniziale è diventata una applicazione talmente interessante che Microsoft decide di acquistare la start-up per una cifra non dichiarata ma che si aggira intorno ai 100 milioni di dollari.

Letto l’articolo non resta che fare qualche prova per verificare se le potenzialità di Bing possono veramente impensierire Google.
Quindi sono andata su questo sito http://www.bing-vs-google.com/ che permette di fare ricerche in contemporanea sui due motori. Le ricerche vanno fatte in inglese perché attualmente l’unica versione di Bing sfrutta la tecnologia è quella americana.

Chiave di ricerca: who killed kennedy

Chiave di ricerca: who killed kennedy

Dai risultati a confronto non mi sembra che ci siano delle differenze significative, spesso i risultati sono gli stessi in un ordine leggermente diverso.
Il valore aggiunto di Bing dovrebbe essere la barra di destra che ti da una serie di link con ricerche correlate, mi chiedo però quale sia la differenza con la funzionalità “similar” di google.

Spesso inoltre mi sembra che Google abbia ancora una marcia in più, ad esempio cercando “is IE 6 still used” in Google il primo risultato è “Browser statistics” che è proprio quello che cercavo, in Bing ho una serie di siti in cui si parla di come IE6 sia ancora amato, un risultato molto corretto sembra essere quello che titola “53% Still use Internet explorer 6″, il che mi ha fatto molto preoccupare, salvo poi scoprire che i dati si riferivano alle statistiche di un blog…. ci sarà lo zampino di Microsoft? :-)

Chiave di ricerca: is IE 6 still used

Chiave di ricerca: is IE 6 still used

In ogni caso dati questi risultati credo che continuerò ad utilizzare Google, almeno fino a quando la logica che sta dietro a Bing non sarà disponibile anche per la versione in italiano.

Go, il nuovo linguaggio di programmazione made in Google

«Hey! Ho! Let’s Go!» cantavano i Ramones, «Hey! Ho! Let’s Go!» si intitola il post con il quale lo scorso 10 Novembre Google annuncia un nuovo linguaggio di programmazione open source, denominato proprio Go e capace di combinare la velocità di lavorazione di un linguaggio dinamico come Python con le performance e la sicurezza di un linguaggio compilato come C o C++. Obiettivo dichiarato, rendere la programmazione veloce, produttiva e divertente.

Go, assicura l’azienda di Mountain View, è in grado di offrire un’elevata velocità di compilazione. Google promette che il nuovo linguaggio di programmazione open source consentirà agli sviluppatori di realizzare programmi che girano alla stessa velocità di applicazioni native in C, con una compilazione delle applicazioni pressoché istantanea. Se volete scrivere un server per migliaia di thread di comunicazione e perdere meno tempo nel leggere migliaia di blog mentre aspettate, Go è lo strumento ideale, scrive Google. La curva di apprendimento, sottolinea BigG nella FAQ del sito ufficiale, non è ripida e il livello di difficoltà è similare a quello di Java.

Al momento, esistono due compilatori ufficiali: Gccgo, che si appoggia a GCC come back-end, e una suite di compilatori, 6g e 8g, sviluppati rispettivamente per sistemi x86 a 64 bit e x86 a 32 bit. Google dovrebbe anche rilasciare entro breve periodo il supporto per chip ARM e dispositivi Android.

Il Go Team vanta la presenza di personaggi del calibro di Robert Griesemer, uno degli sviluppatori del compiler Java’s HotSpot e di V8, il motore JS di Chrome, di Kenneth Thompson, insieme a Dennis Ritchie creatore di Unix, di Rob Pike, insieme a Thompson creatore dello standard UTF-8.

[Fonte: Webmasterpoint]

*C@rlo*