L’importanza di chiamarsi Pulitzer… anche online
Dal 1917 il premio Pulitzer incorona i successi del giornalismo, quelli letterari e della composizione musicale e rappresenta il premio statunitense più prestigioso del settore. ”Una stampa capace, disinteressata, socialmente sensibile, intelligente e ben preparata a capire il giusto e a praticarlo può conservare quell’etica pubblica senza la quale un governo è una finzione e una presa in giro” dichiarò Joseph Pulitzer.
Quest’anno la giuria più prestigiosa del mondo, chiamata ogni anno dalla Columbia University ad assegnare i 14 premi dedicati al giornalismo, ha premiato anche il nuovo giornalismo che si serve degli ultimi media digitali per diffon
dere l’informazione e raggiungere tutti gli utenti: Propublica ha vinto il premio del giornalismo investigativo grazie all’inchiesta, prodotta e pubblicata dal magazine del Times, relativa alle morti sospette nell’ospedale di New Orleans dopo il passaggo dell’uragano Katrina; sono state premiate le vignette (immagine a lato) pubblicate online dal disegnatore Mark Fiore del San Francisco Chronicle online (SFGate.com); il giornale Seattle Times è stato premiato per l’utilizzo di Twitter.
Secondo Ken Auletta, autore di Googled, il mondo sta cambiano e il Pulitzer è solo l’ultimo segnale ricevuto. Nel mondo dell’informazione online, tuttavia, emerge sempre più il problema di un modello di business in grado di affrontare l’attuale sfida digitale. La tendenza sembra essere quella di un modello misto che coniughi media tradionali con quelli nuovi, business profittevoli con il no profit, come la partnership stretta tra New York Times e ProPublica.
Insomma il web torna a stupirci, sorprenderci, affascinarci e travolgerci in questa rivoluzione della comunicazione. I nuovi strumenti digitali spingono prepotentemente verso un nuovo sistema dell’informazione: quale sarà la formula vincente per le imprese editoriali? Il primo a scoprirla sarà il vincitore… i followers dovranno adeguarsi!
Martina
