E’ un concetto ormai vecchio e stravecchio ma comunque ancora difficile da applicare: ogni progetto dovrebbe avere più tempo per la progettazione. Tempo per analizzare le specifiche, disegnare wireframe e flussi di navigazione, studiare i comportamenti degli utenti. Eppure spesso i clienti già dai primi incontri ti chiedono subito “quando vedremo il sito on line?”….
E’ chiaro quindi che la prima persona da sensibilizzare alla fase di progettazione è il cliente che va coinvolto a dare feed-back subito su ogni output del processo. In questa fase il cliente va stimolato ed aiutato a capire che questa fase è fondamentale e determinerà il successo del prodotto, e non è un buco nero che porterà dopo un tot di giorni ad avere magicamente il sito on line, esattamente come ce lo si immaginava.
Per fare questo però ci vuole un po’ di tempo che deve essere considerato nei preventivi, un po’ più di tempo che può farci risparmiare modifiche strutturali in fase di sviluppo o lunghe diatribe con il cliente per stabilire cosa è change request e cosa no, andando inevitabilmente a logorare il rapporto e a mettere in forse future collaborazioni.
“Customer collaboration over contract negotiation” – Agile Manifesto
WMC ha realizzato per CAP un pannello di “notevoli dimensioni” (ben 3 metri per 1) in concomitanza di Port&ShippingTech, importante fiera internazionale sull’innovazione tecnologica per lo sviluppo del sistema portuale e dello shipping.
Il pannello richiesto da CAP doveva, con uno stile d’illustrazione vettoriale, catturare l’attenzione dell’utente che passeggiava in fiera, racontando tutte le soluzioni realizzate da CAP nei campi logistica, shipping e trasporti intermodali.
Ogni box spiegava la soluzione per mezzo di icone molto semplici e una breve spiegazione.
E infine per “tirarcela” un pochino, il nostro pannello è stata ampiamente ripreso dal TG regionale nel servizio dedicato alla fiera!
Dopo Facebook con Flickr, Flickr con Twitter, ecco che anche il social network professionale Linkedin ha annunciato una partnership con Twitter, il sistema di micro blogging.
Il sistema consentirà di inserire il proprio status su LinkedIn e di postarlo simultaneamente come messaggio su Twitter e viceversa, estendendo le possibilità di interazione ai contatti di entrambi i sistemi.
La procedura è molto semplice, basta autorizzare sull’account di Linkedin, il collegamento a Twitter e i 2 social saranno messi in relazione. Su Twitter sarà possibile decidere se postare tutti i propri tweet anche su LinkedIn, oppure utilizzare il comando “#in” per sincronizzare manualmente singoli tweet (come selezionato nell’ultimo radio button).
Mentre per attivare i tweet da Linkedin, basterà spuntare il box presente sotto alla finestra dello status update:
Le novità da poco introdotte potrebbero consentire:
a LinkedIn di estendere ulteriormente il proprio bacino di utenti sfruttando la crescente fama di Twitter
ai tweet di veicolare maggiori quantità di traffico verso il social network.
Inoltre la recente integrazione dei messaggi pubblicati su Twitter in alcuni motori di ricerca come Bing e Google, potrebbe aumentare ulteriormente la possibilità di essere scovati su LinkedIn e magari anche di ricevere proposte o richieste per un potenziale impiego.
A Palazzo Ducale (nel cuore della nostra città) una mostra dedicata ai 90 anni dalla nascita del Bauhaus con un’ampia retrospettiva su Otto Hofamann iniziata poco più di un mese fa e che finirà il 14 febbraio prossimo.
Mostra ma non solo, vi saranno incontri, seminari e lezioni sullo “stile Bauhaus“.
Bauhaus è l’abbreviazione di Staatliches Bauhaus, una scuola di arte e architettura della Germania fondata da Walter Gropius nel 1919, che diventa punto di riferimento per tutto il movimento d’innovazione nel campo del design e dell’architettura conosciuto come razionalismo, “architettura moderna”.
Il Bauhaus propone infatti una rinnovata arte del costruire; la scuola vuole innestare lo spirito vitale, creativo, liberatorio dell’arte nel quotidiano. I più affermati artisti di questo stile furono Kandinskij e Paul Klee.
Ho deciso di scrivere di questa mostra per una frase inserita all’interno del depliant informativo, eccola:
“Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo,
e spesso è madre dei nostri sentimenti [...]
L’arte è eternamente libera.”
Vasilij Kandinskij
Lo spirituale dell’arte, 1911
E il mondo del web come si pone di fronte a questa frase?
Le bozze, la creazione di un sito non sono forse una piccola forma d’arte “libera”?
Quante volte vi sarà capitato di avere problemi di “spazio” nel progettare la grafica per una pagina web?
Troppi elementi da inserire, ma tutti di egual importanza da essere subito visualizzati e raggiunti al primo click del mouse in uno spazio ridottissimo.
La soluzione è semplice ed è sempre stata sotto i nostri occhi da molto tempo.
I “tab”, un tempo solo uno stile grafico per rappresentare un bottone di un menù di navigazione, oggi la soluzione per inserire più elementi all’interno della stessa pagina.
Grazie alle evoluzioni e sperimentazioni continue, possiamo trovare la “linguetta” giusta per svariati utilizzi.
Ho letto con grande interesse l’articolo di novembre di wired su Bing, il motore di ricerca sviluppato da Lorenzo Thione e recentemente acquistato da Microsoft.
L’articolo come sempre è entusiasmante e racconta una di quelle storie americane che in Italia non potranno mai avere luogo. Lorenzo, brillante e meritevole immigrato italiano formatosi alla scuola di Palo Alto, cerca finanziatori per sviluppare un’idea che potenzialmente potrebbe battere il motore di ricerca di Google e ne trova uno che elargisce i primi 2 milioni e mezzo per dare seguito al progetto.
Qualche anno dopo l’idea iniziale è diventata una applicazione talmente interessante che Microsoft decide di acquistare la start-up per una cifra non dichiarata ma che si aggira intorno ai 100 milioni di dollari.
Letto l’articolo non resta che fare qualche prova per verificare se le potenzialità di Bing possono veramente impensierire Google.
Quindi sono andata su questo sito http://www.bing-vs-google.com/ che permette di fare ricerche in contemporanea sui due motori. Le ricerche vanno fatte in inglese perché attualmente l’unica versione di Bing sfrutta la tecnologia è quella americana.
Chiave di ricerca: who killed kennedy
Dai risultati a confronto non mi sembra che ci siano delle differenze significative, spesso i risultati sono gli stessi in un ordine leggermente diverso.
Il valore aggiunto di Bing dovrebbe essere la barra di destra che ti da una serie di link con ricerche correlate, mi chiedo però quale sia la differenza con la funzionalità “similar” di google.
Spesso inoltre mi sembra che Google abbia ancora una marcia in più, ad esempio cercando “is IE 6 still used” in Google il primo risultato è “Browser statistics” che è proprio quello che cercavo, in Bing ho una serie di siti in cui si parla di come IE6 sia ancora amato, un risultato molto corretto sembra essere quello che titola “53% Still use Internet explorer 6″, il che mi ha fatto molto preoccupare, salvo poi scoprire che i dati si riferivano alle statistiche di un blog…. ci sarà lo zampino di Microsoft?
Chiave di ricerca: is IE 6 still used
In ogni caso dati questi risultati credo che continuerò ad utilizzare Google, almeno fino a quando la logica che sta dietro a Bing non sarà disponibile anche per la versione in italiano.
«Hey! Ho! Let’s Go!» cantavano i Ramones, «Hey! Ho! Let’s Go!» si intitola il post con il quale lo scorso 10 Novembre Google annuncia un nuovo linguaggio di programmazione open source, denominato proprio Go e capace di combinare la velocità di lavorazione di un linguaggio dinamico come Python con le performance e la sicurezza di un linguaggio compilato come C o C++. Obiettivo dichiarato, rendere la programmazione veloce, produttiva e divertente.
Go, assicura l’azienda di Mountain View, è in grado di offrire un’elevata velocità di compilazione. Google promette che il nuovo linguaggio di programmazione open source consentirà agli sviluppatori di realizzare programmi che girano alla stessa velocità di applicazioni native in C, con una compilazione delle applicazioni pressoché istantanea. Se volete scrivere un server per migliaia di thread di comunicazione e perdere meno tempo nel leggere migliaia di blog mentre aspettate, Go è lo strumento ideale, scrive Google. La curva di apprendimento, sottolinea BigG nella FAQ del sito ufficiale, non è ripida e il livello di difficoltà è similare a quello di Java.
Al momento, esistono due compilatori ufficiali: Gccgo, che si appoggia a GCC come back-end, e una suite di compilatori, 6g e 8g, sviluppati rispettivamente per sistemi x86 a 64 bit e x86 a 32 bit. Google dovrebbe anche rilasciare entro breve periodo il supporto per chip ARM e dispositivi Android.
Il Go Team vanta la presenza di personaggi del calibro di Robert Griesemer, uno degli sviluppatori del compiler Java’s HotSpot e di V8, il motore JS di Chrome, di Kenneth Thompson, insieme a Dennis Ritchie creatore di Unix, di Rob Pike, insieme a Thompson creatore dello standard UTF-8.
Chi non ha mai creato una una bozza grafica per un sito, non può rendersi conto del complesso processo di progettazione che ci possa essere dietro.
Non basta essere creativi ed avere la profonda conoscienza dello strumento grafico che si utilizza, bisogna anche essere sempre aggiornati su quello che si può proporre e su come verrà poi sviluppato.
Una volta ricevuta la bozza logica dall’information architet, bisogna approfondire il più possibile cosa il cliente vuole trasmettere con il suo sito, a quale target vuole parlare e quali sono i suoi obiettivi finali.
Alcuni consigli utili per centrare l’obiettivo:
Utilizzo di elementi che identificano immediatamente l’appartenenza di cio’ che si vuole comunicare attraverso texture che ricordano il contesto del posizionamento del cliente
Suddividere il layout con linee immaginarie per dare un’impaginazione che segua una logica di navigazione
Posizionare gli elementi fondamentali (logo e menu) nel loro spazio convenzionale
Utilizzare testi esplicativi per rafforzare le immagini
Essere sempre chiari su cio’ che si vuole comunicare
Rendere alcuni elementi interattivi per coinvolgere maggiormente l’utente creando affordance su di essi
Utilizzare immagini con focus sul soggetto senza sfondi troppo ampi che possano distrarre l’utente
Tenere un uniformità tra i font utilizzati sia grafici che testuali
Motivare l’utilizzo di ogni colore
Ultimo consiglio, ma forse il più utile, confrontarsi sempre con lo sviluppatore prima di presentare la bozza al cliente.
Si leggono molto, su riviste di settore, articoli e consigli su quale stile di scrittura sia meglio adottare in base al social prescelto o al mezzo informatico utilizzato… mi fa un pò sorride come, alla velocità della luce, si sprecano i consigli e la certezze.
Avendo io una formazione umanistica, dove la letteratura e la scrittura si studiano davvero, penso a come siano diversi gli studi consolidati da questi “moderni guru” .
Probabilmente il fatto di aver adeguato uno stile di scrittura ad un mezzo, e non viceversa come accadeva in passato, ha stravolto le logiche sottostanti le metriche stilistiche.
Il fatto che sia lo stile di scrittura ad adattarsi al mezzo utilizzato, gli sms hanno fatto scuola, significa forse che chi comanda adesso non è più il pensiero e la capacità compositiva ma l’apparato di supporto??
No vi prego….ed io sono la prima a dire a tutti i redattori del blog di non scrivere post troppo lunghi perchè il mezzo non è quello adeguato.
Sottomessa come tutti:-(
Fede
E poi quanti stili postumi sono stati rivalutati???oggi non c’è tempo di arrivare al postumo perchè è un concetto che sulla scrittura tecnologia pare non esistere per definizione.